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Terza età e sessualità

“Saper invecchiare è il capolavoro della sapienza, e uno dei più difficili capitoli della grande arte di vivere”
(Henri Amiel)

Nella società occidentale si tende a trascurare la sessualità dell’anziano come se avesse una scarsa importanza, probabilmente a causa di una tendenza culturale orientata principalmente verso il profitto. Ma la sessualità è presente anche nella terza età: anche se si assiste ad una diminuzione della frequenza dei rapporti, il desiderio e l’interesse sessuale rimangono vivi. Gli studi epidemiologici dimostrano che il 90% della popolazione mondiale di età compresa tra i 45 e i 50 anni ha, in media, un rapporto a settimana, tra i 65 e i 70 anni questa percentuale si riduce al 28% e sopra gli 80 anni il 60% degli uomini è ancora sessualmente attivo anche se solo il 20% ha rapporti completi. Se non ci sono patologie, nell’anzianità cambiano la frequenza dei rapporti, l’eccitazione, l’orgasmo e i tempi di risoluzione.
L’andropausa non esiste come equivalente della menopausa: l’uomo continua a produrre spermatozoi per tutta la vita, infatti, si assiste a casi in cui uomini anziani riescono a procreare. Il problema relativo alla possibilità di un concepimento non è, infatti, legato alla presenza di spermatozoi ma alle possibili difficoltà nel mantenere l’erezione. Nell’anziano si verifica un calo del testosterone compatibilmente con la quantità di ormoni necessaria a mantenere il desiderio sessuale. Questa riduzione è determinata sia dalla riduzione della sintesi di testosterone da parte dei testicoli, sia dalla diminuita sensibilità dell’ipotalamo. Si ha, inoltre, una riduzione della sintesi e del rilascio di dopamina, che avrebbe un ruolo eccitatorio sull’impulso sessuale. L’impiego di farmaci che incrementano l’attività dopaminergica può migliorare l’eccitazione e il ritardo dell’eiaculazione. Oggi si assiste, inoltre, alla possibilità di diminuire queste problematiche grazie all’uso dei farmaci inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, tenendo conto che questi funzionano solo se è ancora attivo il desiderio sessuale e sono somministrabili in assenza di patologie specifiche, soprattutto di quelle cardiache.


L’invecchiamento sessuale nell’uomo non è rapido e ben definito nel tempo come avviene per la donna, e non ci sono cambiamenti macroscopici a livello psicologico e comportamentale. Se non ci sono in atto patologie che influiscono sull’erezione e sul desiderio sessuale, l’uomo può quindi restare sessualmente attivo.
Per quanto riguarda la menopausa, una terapia ormonale può essere sufficiente per mantenere una buona salute sessuale.

Riferimenti:
Jannini E. A., Lenzi A., Maggi M. “Sessuologia Medica: trattato di psicosessuologia e medicina della sessulità”, edizioni Elsevier s.r.l., 2007.

Psicologa Padova - Francesca GalvaniTerza età e sessualità

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